Il futuro del big tech

Il futuro delle “big tech”

7 Febbraio 2019, di bake journal

La comunicazione è una delle chiavi del progresso umano. Man mano che la nostra specie si è evoluta, ha appreso modi sempre più efficienti di condividere le informazioni. I greci, i cinesi e i nativi americani usavano i segnali di fumo per condividere notizie, segnalare il pericolo o riunire le persone.
Oggi ci fidiamo dei segnali che ci aiutano a prepararci e coordinarci per ciò che dobbiamo fare dopo: dall’attraversare la strada o rimanere sul marciapiede, fino a ritirare il nostro hamburger pronto).
Poi ci sono altri segnali più inquietanti da parte della natura: se ad esempio l’acqua si allontana in modo massiccio dalla costa, probabilmente dobbiamo aspettarci uno tsunami.
Dagli albori della nostra specie abbiamo creato modi per comunicare e nel tempo abbiamo imparato a farlo in modo sempre più efficiente. Fino ad oggi.

Ma cosa accadrà domani? Ci fideremo altrettanto? Si pongono alcune considerazioni economiche e politiche: chi possiede le “autostrade dell’informazione” e i detentori della maggior parte del mercato digital (Google, Facebook e Amazon) con le loro inserzioni pubblicitarie (e i nostri dati) ottengono la fetta più grande della torta ($245B) lasciando morire di fame il resto dei media.
Il crollo delle risorse destinate al giornalismo investigativo, oltre alla difficoltà sempre crescente di monitorare pratiche scorrette e invasive nei confronti degli utenti (si pensi al caso Cambridge Analytica), pongono alcuni seri dubbi sul rigore e sull’affidabilità delle big companies.

 

Multinazionali e Governo USA sembrano camminare a braccetto, ma come fare a credere che i miliardari della tecnologia indosseranno le vesti da poliziotto?. Il problema sembra essere sempre il medesimo. Chi controlla i controllori?
Senza dubbio con telecamere e incrocio di dati, i sistemi di sicurezza e di protezione dai reati comuni aumenta. D’altra parte, la tecnologia rischia di favorire (se non incentivare) la criminalità dei colletti bianchi. Qualcuno ha scritto che Davos è una convenzione sulla sicurezza antincendio che invita i piromani.
Altra questione sul tavolo: come si comportano i giganti dell’economia digitale quando c’è da pagare le tasse? I consumatori si aspettano un trattamento equo: chi guadagna tanto e in tanti paesi, in qualche modo deve contribuire all’evoluzione sociale di quella realtà. Ma spesso questo non accade, e tocca ai singoli stati regolare un sistema di norme in grado di far rispettare la legge anche a questi colossi. Il punto centrale, quindi, non è se le tecnologie siano di per sè buone o cattive, ma quanto utilizzarle in modo virtuoso, dandosi regole valide (davvero) per tutti.

[cover ph. by Matthew Henry on Unsplash]

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