First Party Data: cosa sono e perchè sfruttarli - Bake Agency

First Party Data: cosa sono e perché tutte le aziende dovrebbero sfruttarli

27 Luglio 2021, di bake

I First Party Data sono solo uno dei tipi di dati che esistono. Ma a cosa servono effettivamente? 

Nel mondo complesso di Internet e del digitale, ogni giorno veniamo a contatto con dati di natura diversa, tra i quali i cosiddetti First Party Data. Ma cosa sono esattamente i First Party Data e in che modo si distinguono da altri tipi di data?  

Innanzitutto, i First Party Data sono informazioni che un’azienda raccoglie direttamente dai propri clienti per poi possedere. Questo tipo di dati, conosciuti anche come dati proprietari, fanno parte del mosaico di informazioni che i marketers hanno a loro disposizione.  

Si tratta di dati provenienti dalle interazioni che il cliente ha online con il brand: cronologia degli acquisti, comportamenti e preferenze. Tutto ciò aiuta le aziende a creare annunci, contenuti e offerte per il cliente costruite su misura.   

In questo modo, si rafforzano le relazioni con i clienti e si offrono esperienze più personali e pertinenti. Le aziende che usano i First Party Data, e che li usano nel modo corretto, hanno più entrate e un migliore posizionamento rispetto al doppio delle aziende che invece hanno un’integrazione dati limitata.  

 Nonostante tutti i vantaggi apportati dai First Party Data, non tutte le aziende li considerano o li sfruttano nel modo giusto. È pur vero che sfruttare le potenzialità di questo tipo di dati dipende da quanto l’azienda è in grado di integrare le sue fonti di dati e collegarle alle attività di marketing. Questo obiettivo non è sempre facile da raggiungere perché dipende anche dal livello di accesso ai dati dei clienti, ovvero da quante e quali interazioni si riescono ad avere con il suddetto cliente.  

Per capire, però, perché questi First Data Party sono così importanti e vantaggiosi per le aziende, bisogna anche comprendere la differenza con gli altri tipi di dati.  

i First Party Data aiutano a migliorare il customer journey

Third party data, Second party data, First party data, Zero party data: qual è la differenza? 

I dati in Rete sono tanti, forse troppi. Come scrive S. Epifani in Sostenibilità digitale:

“si stima che l’intero universo digitale sia valutabile nell’ordine di 44.000 extrabyte ossia 44 zettabyte. Qualcosa come 40 volte le stelle osservabili”.

Numeri sicuramente da capogiro, che non sapremmo quantificare. 

In tutta questa miriade di dati, c’è bisogno di fare distinzione. Innanzitutto, tra informazioni dedotte, osservate e ricevute direttamente dagli utenti.  

Quando parliamo dei diversi tipi di Party Data ci riferiamo a diversi modelli di raccolta di dati dei clienti. 

 

 

I Third Party Data sono dati ad esempio socio-economici come il reddito, ma anche i like che mettiamo sui social media. I Second Party Data, invece, comprendono tutte le informazioni relative alle preferenze sui prodotti e quelli ricavati dai cookie online.  

Tra tutti questi, i First Party Data sono i più preziosi. Sono i dati che derivano direttamente dai feedback degli utenti e sono tutte quelle informazioni che troviamo nel CRM. 

Il CRM, ovvero il Customer Relationship Management, si configura come un grande database che contiene le informazioni degli utenti utili alle aziende. Gli obiettivi del CRM sono quelli di approcciare, incuriosire e informare per migliorare in tutto e per tutto la Customer Experience 

Una volta compresa la differenza tra i diversi tipi di dati e l’importanza dei First Party Data, capiamo come le aziende dovrebbero servirsene al meglio.  

First Party Data has a better idea

Quanto e come utilizzare al meglio i dati del cliente

Prima della pandemia da COVID-19, il Boston Consulting Group ha analizzato i vantaggi dell’utilizzo dei First Party Data per le aziende, scoprendo, però, che mentre meno del 33% ha riferito di essere in grado di raccogliere e integrare i dati di più canali, solo l’1% utilizza questi stessi dati per offrire ai clienti un’esperienza migliore.  

Lo studio condotto dall’istituto indica tre fattori di successo per aiutare a creare valore e mantenere relazioni con i clienti: 

Le aziende devono sin da subito offrire qualcosa di importante per incentivare uno scambio equo e proficuo tra sé stesse e i clienti. Dovrebbe andare a crearsi un ciclo continuo dove il consumatore ottiene qualcosa che per lui ha valore e l’azienda acquisisce più informazioni sul proprio pubblico, migliorando quindi l’esperienza. Senza dubbio, questo ciclo continuo deve essere basato sulla fiducia.  

Per garantire che i clienti ripongano la loro fiducia nella vostra azienda, l’utilizzo che fate dei loro stessi dati deve sempre essere in regola. Bisogna agire in modo corretto, attenendosi alle normative locali, con una gestione dei dati trasparente che si avvale delle persone giuste, ad esempio un Chief Data Officer.  

Per tanti anni i marketers si sono rivolti ai Third Party Data, investendo soldi su potenziali clienti invece che su quelli già ottenuti. La cosa fondamentale, che è stata ignorata per tanto tempo, è che proprio coloro che sono già clienti, che hanno già interagito e magari acquistato dall’azienda, hanno già lasciato i propri preziosissimi dati.  

Dunque, nell’era in cui stiamo vivendo, dove è il cliente ad essere al centro di tutto e dove costruire un’eccellente esperienza per quest’ultimo porta ad avere un’alta brand loyalty, non c’è cosa migliore da fare se non utilizzare i dati che descrivono nel dettaglio ogni interazione tra il cliente e la vostra azienda.  

In più, grazie all’evoluzione della customer intelligence, i marketers possono integrare i First Party Data, sia online che offline, dell’azienda per raggiungere e convincere i clienti, in qualsiasi step del loro viaggio essi siano.  

First Party Data analizzati

Utilizzare i migliori metodi di raccolta dati: alcune soluzioni. 

Le fonti dei nostri First Party Data possono essere il sito stesso dell’azienda (e la sua versione per mobile), app, email e sms, punti vendita, call centers e beacons.  

Raccogliere dati attraverso touchpoint nuovi ed innovativi è sicuramente la soluzione migliore. Bisogna raccogliere tutte le informazioni, provenienti dalle fonti che abbiamo a disposizione ed integrarli così da capire al meglio il customer journey.  

Ad esempio, L’Oreal Italia ha applicato un approccio basato sullo sfruttare le piene potenzialità dei First Party Data. In questo modo, ha riunito tutte le fonti di dati proprietari sotto un’unica infrastruttura, la quale ha permesso all’azienda di instaurare un rapporto con i clienti 1 a 1. E, dunque, di ottimizzare le campagne e il budget, ottenendo riscontri positivi nelle vendite.  

Dunque, per iniziare a sfruttare al meglio i First Party Data, si dovrebbe partire dalle tre best practice indicate dallo studio del BCG. Pianificando al meglio la propria strategia basata sui dati proprietari, si migliora il centramento del target, si risulta coerenti in tutti i canali utilizzati, si può mappare il customer journey, prevedere il budget a loro disposizione e quindi adeguare il prezzo dei prodotti e infine costruire un’unica e personalizzata brand experience.  

 

Sfruttare i First Party Data può essere estremamente vantaggioso, ma solo se fatto nel modo giusto. Per scegliere le soluzioni più adatte al tuo brand, contatta noi di Bake Agency! Ti aiuteremo nella scelta più adeguata alle tue esigenze.  

 

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