Emozionare in 30 secondi. Amarena Pictures si racconta.

Emozionare in 30 secondi. Amarena Pictures si racconta.

29 novembre 2018, di ilaria.forniti

“Du gust is megl che uan” diceva lo spot del Maxibon e in effetti per loro sembra essere proprio così, Alessandro Merletti De Palo e Giovanni Caloro sono i due registi dietro la casa di produzione Amarena Pictures.

Partiamo dall’inizio, come vi siete conosciuti? E come mai avete scelto in nome “Amarena”?

G: Ci siamo conosciuti in una grande e storica casa di produzione di Roma, la Filmmaster, ahimè ora chiusa.

A: Beh, non è chiusa.

G: Io percorrevo la strada della regia, passando dal ruolo di Producer, Ale era già un regista e venne a proporsi per lavorare con noi. Iniziammo facendo delle piccole cose, a volte ci trovammo anche in gara l’uno contro l’altro, poi scoprimmo che l’unione dei nostri due talenti era migliore della semplice somma.

A: Giovanni, dilla tutta, prima di conoscermi volevi tagliarmi fuori.

Ridono e riprendono insieme.

G & A: La nascita esatta del nome Amarena Pictures è un po’ avvolta nel mistero, quello che possiamo dirvi è che ci è piaciuto per diversi motivi: il gusto dell’amarena è unico, lo si ama o lo si odia, ma non si dimentica; le amarene, come le ciliegie, sono due (e noi, evidentemente siamo due registi); è un nome che ha una memorabilità fuori dal comune ed è anche molto facile da pronunciare all’estero perché ricorda la parola AMORE.

È difficile coniugare due spiriti creativi diversi o per dirla alla Goethe, c’è un’affinità elettiva? 

G & A: Ad essere sinceri l’affinità è arrivata in un secondo momento, dopo aver coniugato i due spiriti, che giocoforza erano diversi. Devo dire però che il processo di fusione è stato estremamente divertente e formativo, e ci ha insegnato poi ad essere capaci di includere un terzo spirito, spesso quello dei direttori creativi con cui collaboriamo o dei responsabili marketing delle aziende.

Come si svolge la giornata tipica di un regista, quando è sul set? E quali sono le difficoltà che si incontrano nel condensare la creatività nei pochi secondi di uno spot pubblicitario? 

G: Sono giornate sempre molto molto fitte, c’è un caos controllato (un minimo di libertà all’improvvisazione ci piace); l’equazione tempo/cose da fare è molto simile a quella tempo/cose da dire che è proprio la grande caratteristica della pubblicità. L’importante è la preparazione. Arrivare sul set con le idee chiare, avendole già comunicate a tutti i collaboratori (scenografia, costumi, trucco ma anche e sopratutto la produzione, vero braccio destro della regia), è il modo migliore per sfruttare a pieno il tempo che abbiamo sul set. Spesso, in questo modo si ha anche la possibilità di aggiungere delle inquadrature extra, o lasciarsi un po’ trasportare dall’improvvisazione del momento, creando contenuti unici.

A: Si, come dice Gio, la preparazione è fondamentale, cerchi di prevedere tutto, ma la cosa più bella è che, una volta iniziato il set, visione e sogno sono le cose che ti guidano. E a volte, te ne freghi anche di quello che hai preparato minuziosamente perché qualcosa di ancora più bello sta avvenendo nel qui ed ora.

Com’è nato il progetto “Human feel” e soprattutto perché?

G & A: Perché per prima cosa tutti noi siamo esseri umani e non c’è niente di più interessante ed emotivamente coinvolgente del vedere un viso amico che si rivolge direttamente a TE. Human feel nasce da questa esigenza dei brand: comunicare più efficacemente sui social, evitando il linguaggio “io lavo più bianco” che funzionava qualche era geologica addietro, su ben altri canali. Abbiamo quindi trasformato il target in testimonial, in una inversione quasi copernicana, dando voce ai normali fruitori dei servizi e prodotti che pubblicizzavamo, imparando tantissimo da tutti questi contatti, da diversi punti di vista, ma sopratutto da quello umano. Sono in molti che riconoscono nella regia Amarena come tratto distintivo proprio l’umano.

Alessandro Merletti De Palo
Regista dal 1998, spazia dal cinema al documentario e reportage, dal videoclip al fictional, al virale e ovviamente anche allo spot pubblicitario. Ha studiato Economia a Roma Tre, Caring Economics con Riane Eisler, Model Thinking alla Michigan, Organizational Analysis alla Stanford, Fractals and Scaling al Santa Fe Institute. È stato docente di analisi del film. È attualmente il direttore scientifico di Cooperacy.org, l’associazione per la ricerca scientifica sulla Scienza della Cooperazione. Legge Adelphi e Science, ascolta Classica, si muove in Brompton, danza african Butô, pratica Acroyoga, gioca ad Ultimate Frisbee e colleziona miti e storie antiche da tutto il mondo.

Giovanni Caloro
Inventore del detto “non e’ un paese per Giovan(n)i”, nasce a Roma nel 1981. Vj e musicista durante il periodo universitario, affascinato dall’interazione fra musica e immagini, si accosta alla regia girando videoclip, videodanza, videoarte. Ascolta, con pochissime eccezioni, solo musica prodotta dal 1960 al 1979 e dal 1989 al 1995, ama la fotografia hipster, le serie tv, David Lynch e Stanley Kubrick.

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