Nel 2022 Bologna sarà capitale degli studi sull’Intelligenza Artificiale

2 Agosto 2018, di bake journal

Si terrà sotto le Due Torri la più importante conferenza scientifica mondiale sul tema dell’Intelligenza Artificiale, che si svolge ogni quattro anni e di recente ha coinvolto 2.500 partecipanti a Stoccolma. Abbiamo intervistato sul tema Michela Milano, docente del dipartimento di Informatica – Scienza e Ingegneria dell’Università di Bologna, che insieme a Paola Mello ha messo a punto la candidatura.

Qual è stata la natura della proposta e che risvolto prospettate per la città e l’Ateneo a seguito di questa nomina?

La proposta di ospitare a Bologna l’International Joint Conference e la European Conference on Artificial Intelligence è stata avanzata dall’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale e dall’Ateneo di Bologna come sede organizzativa.
Cinque sono state le candidature valutate sulla base della ricettività della città, della capacità organizzativa del team proponente e dalla presenza locale di una comunità scientifica forte di riferimento.
La conferenza scientifica mondiale quest’anno ha avuto la partecipazione di più di 2.500 esperti provenienti da tutto il mondo e tutto fa pensare che nei prossimi quattro anni le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale saranno sempre più numerose e l’impatto sulla società e la nostra vita sempre più evidente. Questo ci fa capire come la conferenza mondiale del 2022 non solo attirerà moltissimi partecipanti che potranno conoscere meglio Bologna, le sue attrazioni turistiche, la cultura della più antica università europea e renderle note a tutto il mondo, ma porterà la città di Bologna e l’Università al centro dell’attenzione per le ricadute scientifiche in ambito universitario e industriale che coinvolgeranno aziende della realtà bolognese e regionale già attualmente molto attive nel settore.

La scienza per poter elaborare soluzioni prende ispirazione dalla natura. Nel caso dell’IA sembra che il modello ispiratore sia proprio l’essere umano. Quali sono state le questioni originarie da cui è scaturita l’esigenza di operare per produrre macchine oltre-uomo?

Si può affermare che l’IA tragga le sue origini a partire dalle domande più profonde relative alla mente umana ed alle sue caratteristiche. In questo senso, coinvolge non solo l’informatica, ma anche la filosofia, la psicologia cognitiva, le neuroscienze, la logica, la matematica, la linguistica e la cibernetica. Ad oggi non esiste una definizione generale e comunemente accettata di questo termine, a causa della complessità del concetto stesso di “intelligenza”.
Si è soliti far risalire la nascita dell’IA, come disciplina scientifica, al 1956, quando presso il Dartmouth College (Stati Uniti) si tenne un workshop al quale parteciparono nomi noti nell’area dello studio dei sistemi intelligenti (J. McCarthy—Dartmouth College, M. L. Minsky—Harvard University, N. Rochester—I.B.M. Corporation, C. E. Shannon—Bell Telephone Laboratories) con l’obiettivo proprio di definire la disciplina dell’IA e sviluppare alcuni progetti di ricerca per simulare l’intelligenza umana.
L’Intelligenza Artificiale ha ottenuto negli ultimi anni passi avanti inimmaginabili, grazie ad algoritmi sempre più efficienti e sofisticati, a grosse moli di dati ed informazioni a disposizione, e a una sempre crescente potenza di calcolo. In alcuni settori ha raggiunto prestazioni anche superiori a quelle umane, ma siamo ancora molto lontani dalla cosiddetta General Artificial Intelligence che sia general purpose e in grado, come un essere umano, di agire in modo intelligente in tutti gli ambiti della vita umana.

A proposito di etica, all’ultima Conferenza sull’IA tenutasi a Stoccolma, è stato firmato un accordo per impedire alle società di diffondere lo stato di avanzamento tecnologico dei robot con i rispettivi Governi. Questo perché molti ingegneri di Google sono passati a lavorare al Pentagono. A scanso di allarmismi, lei crede che queste misure preventive bastino ad evitare i rischi dell’uso delle macchine in ambito militare?

Le applicazioni dell’IA e della robotica stanno avendo un’ampia diffusione in molti settori della vita quotidiana con significativi miglioramenti della qualità della vita stessa. Basti pensare ad applicazioni nel campo medico, nell’assistenza agli anziani, nella formazione, nell’automazione della produzione industriale ecc. Il tema è ampiamente documentato anche giornalmente sui mezzi di comunicazione. Va sottolineato, tuttavia, che accanto a questi indubbi vantaggi esistono una serie di rischi per l’umanità che sono strettamente legati all’utilizzo delle applicazioni di IA ed all’impiego dei robot.
Si pensi a droni con armi a bordo utilizzati per missioni militari e che potrebbero essere responsabili di violazioni umanitarie. Sono quindi importanti queste iniziative e le discussioni su possibili regolamentazioni per i sistemi di Intelligenza Artificiale che non ne limitino le potenzialità ma che siano utilizzate per scopi benefici per l’uomo e non contro di essi. In questo senso anche a livello europeo, l’EurAI (European Association of Artificial Intelligence) di cui sono vice presidente, ha appena dato il suo appoggio alla Lethal Autonomous Weapons Pledge lanciata dal Future of Life Institute.
Se non esiste una risposta univoca alle ansie o paure determinate da sistemi intelligenti e autonomi, possiamo comunque affermare quanto sia importante che il mondo scientifico e industriale sensibilizzi i governi su questioni relative all’uso di robot autonomi e intelligenti per fini benefici e non per scopi militari.

Circa un anno fa, una notizia a fatto il giro del mondo, due robot esperimento di Facebook AI, hanno iniziato a parlare improvvisamente una lingua sconosciuta ai ricercatori. A distanza di un anno, come potrebbe spiegare l’accaduto?

Negli ultimi anni sono stati fatti importanti progressi anche dal punto della comprensione del linguaggio naturale, ma la costruzione di un chatbot in grado di conversare e comprendere pienamente un linguaggio come un essere umano è ancora lontano. Mi riferisco alla semantica del linguaggio, alla coerenza nei dialoghi, all’ironia, al ragionamento comune. Evidentemente i due chatbot dell’esperimento di Facebook hanno sviluppato un linguaggio di interazione ottimizzato, il che rappresenta un risultato importante. Tuttavia ritengo che la ricerca dull’intelligenza artificiale debba procedere nella direzione di creare sistemi in grado di interagire sempre meglio con l’essere umano ed in grado di spiegare i propri comportamenti e le risposte fornite.

Quali saranno secondo lei, tra le diverse applicazioni dell’AI, gli ambiti in cui troverà maggiori applicazioni?

Certamente gli ambiti in cui i sistemi di intelligenza artificiale avranno un impatto saranno molteplici: si pensi ad esempio ai veicoli a guida autonoma che sono già una realtà dal punto di vista tecnologico, alle applicazioni in campo medico e al supporto clinico, alla robotica medica, alla cura e al supporto agli anziani e diversamente abili e all’istruzione tramite sistemi di apprendimento on-line in grado di interagire con gli studenti e di rispondere a domande. L’intelligenza artificiale potrà aiutare inoltre i decisori politici ad analizzare grandi moli di dati per poter pianificare strategie e politiche sostenibili, trasparenti e responsabili. L’ambito della cosiddetta computational sustainability ad esempio, vede l’uso dell’intelligenza artificiale per risolvere problemi legati alla società, all’ambiente e all’economia che presentano una scala e una complessità elevatissima.
Verranno sviluppate applicazioni sempre più avanzate nel campo dell’IA, ma al centro di esse ci sarà e ci dovrà essere sempre l’uomo che le progetta, le utilizza, e si interfaccia con esse. L’auspicio è che l’impatto globale di tali tecniche sia comunque sempre positivo sulla nostra società. Affinché ciò sia possibile, è fondamentale che la conoscenza di tali tecniche sia ampia e condivisa, e che l’attenzione e il dibattito su di esse sia sempre aperto e responsabile.

Michela Milano è professoressa ordinaria di Intelligent Systems all’Università di Bologna. È autrice di oltre 140 articoli su riviste e conferenze internazionali, vice presidente della European Association of Artificial Intelligence (EurAI) e Executive Councillor della Association for the Advancement of Artificial Intelligence (AAAI).

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