La solitudine dei numeri social - Bake Agenzia di Comunicazione

La solitudine dei numeri social

25 Luglio 2019, di bake journal

Dal 2012 l’artista dell’Illinois Ben Grosser studia il modo in cui i numeri (like su un post, amici o follower che hai accumulato) modellano l’esperienza di utilizzo dei social media. A chi avesse orecchie per ascoltare, ha spiegato il suo punto di vista secondo cui questi numeri, detti “metriche”, condizionano il nostro umore in modo spesso più profondo e insidioso di quanto crediamo, e che faremmo meglio a starne fuori.

Quante volte abbiamo giudicato un contenuto a partire dal suo numero di like e condivisioni? La riflessione di Ben Grosser parte da questa ossessione quantitativa, e lo porta a sviluppare un piccolo add-on (disponibile gratuitamente in rete), che permette di nascondere da Facebook tutte le cifre, permettendo agli utenti di sperimentare una forma diversa di navigazione. Questo plugin è un ibrido tra progetto artistico, esperimento sociale e ricerca accademica. Quando ha iniziato a lavorarci, non avrebbe mai sospettato che dopo sette anni il progetto sarebbe stato ancora in piedi, nonostante gli ostacoli che Grosser ha dovuto superare per portare avanti la sua causa (nel 2016 Facebook ha chiesto allo store di Chrome di rimuoverla).

Ben Grosser – Self Portrait (2009)

Sette anni più tardi, in un’era ben diversa per i social media, le più grandi compagnie big tech del mondo, hanno iniziato a sperimentare loro stesse quella che Grosser chiama demetrication. Twitter ha messo in circolazione una sua versione beta in cui non conteggerà più il numero di like, retweet e visualizzazione dei video. Puoi ancora vedere quante persone hanno messo like ai tuoi post, ma l’azione rende impossibile mettere in relazione i numeri del tuo selfie sulla spiaggia con quelli del tuo amico (o nemico). Anche Youtube ha deciso che il prossimo maggio sostituirà il conteggiatore di iscritti in tempo reale con stime “arrotondate”.

Il ceo di Instagram Mosseri ha dichiarato a BuzzFeed News che l’esperimento riguarda “la creazione di un ambiente meno pressante, in cui le persone si sentano a proprio agio nell’esprimersi”. L’app ora sembra muoversi rapidamente in quella direzione: la scorsa settimana Instagram ha ampliato il suo test, iniziato in Canada, per altri sei paesi (anche se non gli Stati Uniti). Un portavoce di Instagram rivela che l’idea dell’azienda di nascondere i Mi piace non è stata direttamente influenzata dal lavoro di Grosser.

Queste aziende hanno trascorso 10 anni, 15 anni a condizionarci come utenti per concentrarsi sulle metriche. E poi le portano via così, senza aiutarci? È ovvio che le persone siano disorientate.

L’idea di Grosser, all’inizio respingente ed oscura, negli anni ha guadagnato terreno sia tra i critici della tecnologia che sulla stampa mainstream. Si sta affermando una visione secondo cui una preminenza dei “like” e del numero di follower può far diventare le piattaforme luoghi di competizione, quindi potenzialmente dannosi. Siamo, forse, alla vigilia di un cambiamento.

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